Scuola: da una ripartenza in sicurezza al volano della ripresa sociale

Le ultime settimane sono state davvero intense per i tecnici di Società di Prevenzione.

La riapertura delle scuole era alle porte, ma il ritorno alla normalità era costellato da un clima di incertezza, con i protocolli istituzionali emanati soltanto poche settimane prima. È così che è cominciato un serrato affiancamento ai gruppi di lavoro di diverse realtà scolastiche, di ogni ordine e grado. Siamo partiti dallo studio dei protocolli e della loro effettiva applicazione, alla formazione di insegnanti e responsabili amministrativi. Abbiamo affiancato i cosiddetti “Referenti Covid” nella riorganizzazione di spazi e di tempi per la gestione dei principi cardine di questa emergenza epidemiologica senza precedenti (distanziamento, pulizia e sanificazione, utilizzo di DPI, igiene personale).

Ora che le scuole sono ripartite in sicurezza diventa sempre più evidente che il rispetto dei principi di prevenzione e l’applicazione dei protocolli non possano e non debbano essere l’unico perno della riorganizzazione. È necessario porre l’Istituzione Scolastica al centro del processo di (ri)socializzazione e come volano principale della ripresa sociale.

Abbiamo deciso di approfondire questi aspetti della ripresa scolastica affidando alcune domande all’attenzione della dott.ssa Sabina Perrone, consulente familiare e coordinatrice genitoriale, titolare dello Studio Professionale Privato, in cui si avvale della collaborazione con psicologici, logopedisti e psicomotricisti.

Qual è il Suo punto di vista rispetto alle misure di prevenzione previste dal Ministero?

Le misure di prevenzione adottate sono misure insindacabili considerando l’emergenza epidemiologica che stiamo vivendo. Quello che possiamo dire è che c’è stata una dimenticanza sull’emergenza umana che non è soltanto sanitaria, ma anche psicologica, educativa e sociale. Si tratta di una serie di risvolti emotivi che riguardano tutti, in primis i bambini e gli adolescenti, veri protagonisti del rientro e purtroppo non presi realmente in considerazione.

La scuola non è soltanto una macchina fisica da far ripartire, bensì è un luogo che riflette inevitabilmente le implicazioni che l’emergenza ha portato con sé, psicologiche e sociali. Pensiamo ad esempio all’ansia e alla paura della malattia, al lockdown, al distanziamento sociale, ai dispositivi di protezione obbligatori. Nessuno ha parlato dei bisogni dei bambini e dei ragazzi, delle difficoltà dei professionisti che si trovano a lavorare nella scuola e che dovranno fare i conti con quei vissuti emotivi, propri e dei loro alunni.

Metaforicamente è come affrontare uno scenario di guerra: non si può pensare soltanto al recupero fisico, è necessario pensare anche al recupero umano, al suo sostentamento psicologico, al suo reinserimento sociale. È quindi necessario rincentrarsi sull’individuo e sui suoi bisogni con interventi personalizzati.

Il Patto di Corresponsabilità scuola-genitori è un documento pedagogico che incentiva la collaborazione e la comunicazione scuola-famiglia, nell’ottica di migliorare l’esperienza scolastica: quale passo in più viene richiesto ora alla scuola e alla famiglia?

Il Patto di corresponsabilità attuale è incentrato in buona sostanza solo sull’emergenza epidemiologica e sulle procedure di gestione della stessa. Tuttavia, se fossimo stati davvero in un sistema incentrato sui bambini e sui ragazzi e dentro una vera responsabilità educativa, il Patto di Corresponsabilità legato al Covid doveva essere un’appendice, un patto integrativo e dedicato a parte, non certo in sostituzione. Quello che è accaduto è una scomparsa del Patto originario: la gestione dell’emergenza è diventata l’unico focus per ricominciare le attività scolastiche, tralasciando il vero mandato educativo e pedagogico della Scuola.

All’interno del nuovo Patto non si trova più riscontro dei Bisogni Educativi Speciali (BES), non viene aggiunto e dettagliato niente in merito alla loro gestione inserita nel quadro attuale. Dove sono finite le strategie della scuola e della famiglia per aiutare a superare le fatiche dei bambini? Più che un Patto di Corresponsabilità sembra un patto per evitare e gestire i conflitti Scuola-Famiglia, una sorta di regolamento procedurale della Scuola.
Nello scenario odierno il patto di corresponsabilità educativa dovrebbe quindi farsi anche promotore di un ambiente favorevole alla crescita integrale della persona che offre iniziative concrete per il recupero di situazioni di svantaggio e che necessariamente, per l’evento storico vissuto, le famiglie e le scuole intercettano.

Esiste il rischio di focalizzarsi solamente sull’applicazione dei protocolli perdendo di vista il vero focus della scuola?

Certamente, il rischio è presente. Va dato atto prima di tutto che non è possibile rendere la Scuola responsabile di un’evenienza che, all’interno di tutte le misure di prevenzione e protezione, è di fatto incontrollabile. Tutto questo apre la porta a soggettive esasperazioni, a rigidità ed eccessi che più volte mi è capitato di ascoltare in queste settimane. Le nuove “regole del Covid”, che non hanno di certo finalità didattiche, trasmettono procedure a tutela del sistema, snaturando al contempo – se ci si focalizza soltanto su quelle – il significato dell’esperienza didattica educativa vissuta dai bambini della Scuola.

Il solo eccesso di controllo e di responsabilità che stiamo trasmettendo ai bambini nel contesto scolastico trova davanti a sé una sfida educativa molto più ampia. Vi è una discrepanza importante tra la vita nella scuola e la vita nel mondo, tra la rigidità in tale contesto e il lassismo una volta fuori. Un bambino si chiederà: “Perché a scuola non posso giocare a calcio se poi vado a fare gli allenamenti al pomeriggio?”. Queste perplessità possono portare a una squalifica dell’adulto come figura affidabile e attendibile in quanto non ritenuto coerente. Fenomeno che non può che generare preoccupazioni rispetto al percorso evolutivo degli alunni e del ruolo educativo che l’adulto ricopre.

Qual è la vera sfida per dirigenti, insegnanti e educatori?

La vera sfida è riscoprire il proprio mandato all’interno di una relazione umana: gli alunni potranno serenamente sottostare al distanziamento sociale e alle norme di sicurezza che imponiamo loro, purché si sentano accompagnati e riconosciuti come individui corredati da bisogni. La sfida per genitori e insegnanti è tornare a guardare i bambini e i ragazzi con uno sguardo curioso ed interessato, domandandosi e facendosi carico delle loro esigenze, delle loro caratteristiche individuali, della loro capacità peculiare di resistenza e resilienza. La scuola è disposta ad introdurre la questione e sostenere questa sfida? Le famiglie sono disposte ad affidarsi alla scuola?

Il tema vero diventa la fragilità delle persone. Il punto non può essere solo il rispetto dei protocolli – abbiamo visto che siamo molto bravi ad adattarci alle situazioni nuove e lo spirito di adattamento del bambino è superiore a quello dell’adulto – ma è il rispetto dei bisogni emotivi della persona, che deve tornare al centro delle attenzioni.

Le indagini sociologiche evidenziano che le conseguenze per la salute mentale post-Covid sono già visibili. Tra i disturbi psicologici maggiormente lamentati ci sono ansia e panico, insonnia oltre a sintomi depressivi e da stress post traumatico. Questi non sono solo la diretta conseguenza della pandemia, ma principalmente effetto dell’isolamento sociale prolungato. Come possiamo pensare che le preoccupazioni non si riflettano anche sui bambini e ragazzi? Siamo in una società in cui parliamo molto di diritti dell’infanzia e dei giovani. Abbiamo ampiamente regolamentato i fenomeni di stress lavoro-correlato. Ma perché non parliamo mai di stress sui bambini e sui ragazzi? La sicurezza e la prevenzione comprendono anche l’attenzione ai bisogni emotivi dei bambini, incluso il loro diritto alla normalità.

Quale consiglio si sente di dare a genitori e insegnanti?

Il consiglio che mi sento di dare è che ciascuno si faccia carico dei bisogni emotivi dei bambini e dei ragazzi, gestendo questa grande emergenza all’interno di un mandato educativo finalizzato non solo al benessere sanitario, ma anche a quello psicologico ed emotivo, orientato ai bambini e alle loro piccole e grandi fatiche.

Torniamo a parlare dei Bisogni Educativi Speciali (BES), ascoltiamo davvero la famiglia e costruiamo assieme un patto educativo chiaro e responsabile. Costruiamo uno scenario attorno a ciascun alunno: come è questo bambino adesso? Quali preoccupazioni e quali situazioni dobbiamo gestire insieme, scuola e famiglia? Cosa facciamo quando troviamo davanti a noi bambini più energici, bambini con regressioni o con fragilità nel distacco dalla famiglia, bambini con apprendimenti più labili?

Portiamo infine i bambini a sperare e a credere sempre che la vita è ancora buona, che non è fatta solo di procedure e che non dobbiamo pensare solo a proteggerci dalle malattie. Forse la vera mission è far tornare i bambini come focus dell’ambito educativo e familiare. L’entusiasmo che hanno i nostri bambini e ragazzi nel tornare alla normalità è l’energia positiva per affrontare i loro bisogni in ogni giornata, nonostante le fatiche e malgrado questa situazione.

<a href="https://it.freepik.com/foto/bambini">Bambini foto creata da freepik - it.freepik.com</a>
Designed by Freepik

Lascia un commento