La Formazione Può Salvare Una Vita?

Una mattina ti alzi e ti prepari per andare al lavoro: il caffè, una lettura veloce alle notizie, un bacio a tua moglie e poi di corsa con i bambini a scuola.

Una mattina ti alzi e ti prepari per andare al lavoro: finalmente è venerdì e potrai uscire con i tuoi amici; ripensi all’auto che vuoi comprare ora che finalmente hai trovato un posto di lavoro e inizi ad essere indipendente. Corri veloce, oggi sei in moto e piove.

Iniziano così tante mattine qualunque, di ciascuno di noi: per alcuni però quelle mattine sono diverse perché a casa non faranno più ritorno.

Fa male vedere quei numeri, nero su bianco: in Brianza solo dall’inizio dell’anno 6 morti sul lavoro, alcuni giovanissimi. È difficile ipotizzare che cosa sia efficace, davvero, per la prevenzione di questo fenomeno, che dati alla mano non è in calo: anche una sola persona deceduta sul luogo di lavoro, tuttavia, significa non aver fatto abbastanza.

Certamente la prevenzione non può partire da un’attestato. Pur riconoscendo l’importanza e la necessità, oltre che l’obbligo, di rispettare la normativa in materia di formazione sulla sicurezza sul lavoro, qui in Società di Prevenzione siamo convinti che sia necessario un vero e proprio cambiamento culturale. Una visione diversa, una rilettura in chiave di opportunità e di vantaggio individuale e collettivo della formazione, che deve essere considerata come una leva educativa, un momento di riflessione produttivo che non ha il solo scopo di trattare i temi dettati dalla legge, ma di porsi come occasione di elaborazione e di ripensamento sui comportamenti, di considerazione che le notizie che si sentono distrattamente al TG possano capitare a tutti, anche a noi.

Non si tratta soltanto di perdere la vita, ma anche di avere un infortunio che può compromette per sempre la propria fisicità: «Perché non ho messo gli occhiali di protezione? Forse quel nastro che è partito non mi avrebbe rovinato il viso con tutti quei punti.» «Accidenti, se avessimo caricato bene quei pannelli! Ora non avrei un braccio rotto e davanti a me un intervento da fare, il recupero e tutta l’estate davanti.» «Perché non mi hanno detto come dovevo proteggere le mani? Adesso non ho più due dita.»

Ben inteso, non stiamo sostenendo che chi subisce un incidente se la sia cercata: quello che vogliamo dire è che tutti, aziende e lavoratori, dobbiamo essere nelle condizioni di capire, approfondire, riflettere ed agire sui rischi potenziali del nostro lavoro. Dobbiamo poter superare quel pensiero, il famoso “cosa vuoi che succeda”. Perché le cose capitano, e capitano trovando davanti a sé una concomitanza di cause interne ed esterne. Il tema della sicurezza non può essere trattato con il buon senso, anche perché esistono dei processi cognitivi ben studiati dagli psicologi che ci dicono che siamo portati a sottostimare alcuni rischi, a mal percepirli.

Il 28 aprile è stata la Giornata Mondiale della Salute e della Sicurezza sul Lavoro, giornata passata in sordina perché caduta di domenica e in mezzo ai lunghi ponti pasquali: non lasciamo che cada anche l’eco di quelle persone che a casa non possono più tornare.

La parola ‘sicurezza‘ deriva dal latino e significa ‘sine cura‘, ovvero senza preoccupazione. E tu lavoratore, tu azienda, cosa fai per lavorare senza preoccupazioni? Siamo tutti chiamati in causa, la posta in gioco è la nostra vita.

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