CORONAVIRUS: COSA SERVE SAPERE, COME REAGIRE

“È il momento di abbassare i toni, dobbiamo fermare il panico”, questo il messaggio che arriva da più parti in relazione alla gestione del nuovo Coronavirus. In effetti i dati riportano numeri rassicuranti: il 95% delle persone malate guarisce spontaneamente. Su 100 persone malate, 80 riportano sintomi lievi o addirittura assenti, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente sanitario, 5 sono gravi. Non è la stessa incidenza delle influenze stagionali, ma le intenzioni sono quelle di contenere la paura. Tuttavia, ogni persona che muore in più è già uno di troppo: nessuno è meno importante perché anziano o già malato. La rassicurazione, quindi, andrebbe letta al contrario, ovvero che generalmente su un fisico non debilitato la malattia può avere un impatto pari a quello di un normale malanno di stagione.

Certamente lottiamo anche con un’altra componente, il panico, che purtroppo genera poca lucidità e paradossalmente porta a commettere errori e a mettere in atto comportamenti irrazionali (svaligiare i supermercati, quale il senso?)

Le misure intraprese dal Governo e dalle Regioni sono restrittive e servono sia per contenere i focolai di contagio sia per impedire, numeri alla mano, che quel 20% che necessita di cure ospedaliere diventi presto un numero troppo elevato da gestire per i nostri ospedali. Attendiamoci quindi alle istruzioni ricevute dalle fonti istituzionali ufficiali, restando informati ma evitando la sovra esposizione a notizie non sempre corrette ed evitando di condividere informazioni di cui non conosciamo la fonte e l’attendibilità.

Per quanto riguarda gli obblighi di tutela della salute dei lavoratori all’interno delle Aziende a carico dei Datori di Lavoro, il consiglio è redigere insieme al Medico Competente una serie di indicazioni per informare tutti i lavoratori (ad esempio tramite il decalogo di prevenzione redatto dal Ministero della Salute), identificare precocemente gli eventuali lavoratori residenti o che hanno soggiornato negli ultimi 15 giorni nei Comuni al momento individuati in “zona rossa” sospendendoli dall’attività lavorativa, e richiedendo di attuare le indicazioni fornite dalle Istituzioni.

Inoltre, per promuovere una buona prassi preventiva, è opportuno:

– lavarsi frequentemente le mani

– porre attenzione all’igiene delle superfici (utilizzare prodotti detergenti disinfettanti)

– evitare i contatti stretti e protratti con persone con sintomi simil-influenzali

– NON andare a lavorare se si hanno sintomi influenzali e/o febbre

– adottare ogni ulteriore misura di prevenzione dettata dal datore di lavoro (l’utilizzo dei dispenser con gel disinfettante nelle aree con alta presenza di pubblico è consigliata)

– non lasciarsi prendere da pregiudizio e/o panico in presenza di persone di altra nazionalità ma mantenere la vigilanza rispetto ai possibili sintomi visibili

Sarebbe opportuno inoltre garantire la possibilità di utilizzare lo Smart Working, il cosiddetto lavoro agile, promuovendo per quanto possibile riunioni a distanza e utilizzo di e-mail e mezzi informatici per lo scambio di informazioni e colloqui. Tutte prassi che concorrono all’obiettivo generale di limitare l’accesso a luoghi pubblici affollati, intesi sia come mezzi di trasporto che come luoghi pubblici e privati di aggregazione.

Per questo motivo e in coerenza con l’ordinanza emanata da Regione Lombardia il 23 febbraio 2020, i corsi di formazione aziendali e interaziendali erogati da Società di Prevenzione sono sospesi fino al 1° marzo e comunque fino a nuova disposizione, così come i sopralluoghi nelle aziende, salvo quelli urgenti per i quali è prevista comunque l’attuazione di una serie di misure di prevenzione e protezione.

Stiamo vivendo una situazione delicata, e proprio per questo occorre affrontarla con razionalità, attenzione e prevenzione. Noi continuiamo a lavorare per la tutela della salute, della sicurezza, del benessere delle persone che lavorano e dell’ambiente in cui esse lavorano.

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